Accademia del Tempo Libero ODV

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Alla riscoperta delle nostre radici. La musica popolare del coro “Cunta e Canti”

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Lusinghiero successo è stato ottenuto, nel saggio finale di quest’anno sociale, dal Coro “Cunta e canti” dell’Accademia del Tempo Libero, magistralmente diretto dal M° Marinella Rodà.

Il numeroso pubblico presente per l’occasione ha mostrato di gradire il programma della serata, tutto incentrato sulla calabresità.

 Questa traccia era stata, peraltro, già annunciata dalla Presidente dell’Accademia, Silvana Velonà, quando nella presentazione dell’evento aveva affermato che “occorre risvegliare il sentimento di appartenenza dei calabresi attraverso la riscoperta delle nostre origini e della forza delle nostre radici”.

La performance del Coro si è,  così,  sviluppata attraverso il racconto di suggestive leggende attorno alle origini di alcuni nostri celebri luoghi, la proiezione di incomparabili immagini di Reggio e dei centri grecanici, la recita di intense poesie in vernacolo sulle nostre antiche tradizioni.

Ma i momenti più partecipati dal pubblico sono stati, indubbiamente, quelli coincidenti con l’interpretazione dei canti popolari.  Un repertorio di espressioni musicali diverse: canti di profonda devozione alla Madonna di Polsi, canti di orgogliosa ammirazione per la bellezza del nostro territorio, canti di compiaciuta lode verso le fiera bellezza femminile, canti di sdegno per disillusioni amorose, canti di antiche tradizioni, costumi e modi di vita, stornelli maliziosi, fino a canti melodiosi e malinconici in lingua grecanica.

Tutti i presenti si sono sentiti trasportati dai suoni, scandendo con le mani il ritmo della colonna musicale o cantando i ritornelli come se fossero loro stessi componenti del coro.

Questa straordinaria compartecipazione del pubblico ha spinto lo storico Franco Arilotta, in conclusione della serata, a prendere la parola per complimentarsi con il coro ed il suo direttore, ma anche con il pubblico: “Solo persone che sentono nel sangue i lontani echi delle proprie radici riescono a farsi contaminare dai canti popolari della terra dei propri avi, mettendo a nudo in modo immediato e spontaneo la propria identità ed il proprio senso di appartenenza”.

Domenico Pietropaolo

 

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